Echi da un’America Indigena

giovedì 8 e sabato 10 settembre 2016, h 20.00
Fondazione Giambattista Vico
Complesso monumentale di San Gennaro all’Olmo
Via San Gregorio Armeno 35

di e con: Alejandro Jiménez Molina e Irasema Giuliana Jiménez

 

coatlicue
Coatlicue -Wattier, Édouard Wattier

Attraverso l’uso e la mostra di alcuni simboli, rappresentati attraverso maschere e marionette scolpite in legno, appartenenti alla cultura messicana pre-ispanica e riconosciuti ancora oggi nel sincretismo messicano, i due artisti propongono un viaggio che parla della vita e della morte, manifestazioni di uno stesso ordine universale.
Il viaggio comincia con l’evocazione della dea azteca Coatlicue, poi chiamata Tonantzin, la divinità madre, datrice di vita e di morte.
In questo caso Coatlicue sarà la madre di un essere umano che nasce e coesiste accompagnata dal suo Nahual, un animale, la cui esistenza e il cui spirito, sono essenzialmente legati alla vita dell’umano.
Con la conquista spagnola dei territori centro e sudamericani avviene una sostituzione simbolica che pretende distruggere le credenze indigene e annullarne il valore.
Nonostante la devastazione, la violenza e la repressione attuata nei confronti della cultura pre-ispanica, molti simboli dell’antica cosmovisione e religione sono stati conservati grazie alla trasformazione che hanno subìto per essere accettati dall’arrivo “degli spagnoli” e che vivono ancora oggi nelle chiese riempite di fiori, dove si sacrificano galli e si sputa Coca-cola; nelle processioni di festa in onore ai Santi; nei manti delle vergini santissime (come il manto della Madonna di Guadalupe, dove sono rappresentate le 400 stelle che furono le divinità, figlie di Coatlicue); nella festa offerta alla Signora Morte, in cui danza festoso lo scheletro, anfitrione della festa, simbolizzazione della Morte, dal nome La Catrina (figura creata e disegnata dall’artista messicano José Guadalupe Posada negli ultimi anni dell’800).

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BIOGRAFIE DEGLI ARTISTI

Alejandro Jiménez Molina (Città del Messico, 1960) è scultore e artista teatrale messicano, figlio d’arte. Attualmente vive e lavora a Oaxaca, culla di una delle grandi culture precolombiane, dove ha un atelier di scultura e collabora, come attore e scenografo, con diverse realtà teatrali del suo paese. Ha vissuto per circa vent’anni in Italia, dove ha potuto affinare la sua tecnica scultorea e si è dedicato in particolare alla creazione di burattini per il teatro.

Irasema Giuliana Jiménez (Oaxaca, 1987), di madre italiana e padre messicano, ha vissuto in Italia i suoi primi ventiquattro anni, dove ha iniziato e sviluppato i suoi studi teatrali. Da sempre interessata all’esplorazione del corpo e della voce, ha partecipato a diversi laboratori e corsi di formazione artistica. Ha studiato la tecnica del clown con il maestro Alessio Targioni presso lo Spazio Nu di Pontedera e ha seguito corsi con diversi maestri e maestre, tra i quali Yves Lebreton e Matteo Belli. Dal 2013 ad oggi collabora con la compagnia di danza contemporanea Tierra Independiente di Oaxaca. Dal 2015 si interessa al linguaggio della danza Butoh in seguito a un seminario intensivo con il maestro Atsushi Takenouchi. Significativo è stato per lei l’incontro, avvenuto sempre nel 2015, con il maestro e artista plastico venezuelano Efren Rojas.
Dal 2013 lavora come professoressa d’italiano presso l’Università Benito Juaréz di Oaxaca.