Dame la mano – Give me your hand

Teatro Nucleo
Ferrara – Italia

Giovedì 8 novembre 2018 h. 21.00
Domus Ars
Via Santa Chiara 10C

Biglietti: intero 15,00 € | ridotto studenti e iscritti CGIL 12,00 €

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testi liberamente tratti da Le Serve di J.Genet, le poesie di Chandra Livia Candani, Marina Cvetaeva, Gabriela Mistral, Wisława Szymborska

Atto Unico

regia: Cora Herrendorf
con: Natasha Czertok, Martina Pagliucoli
voce off : Frida Falvo
disegno luci: Franco Campioni
produzione: Teatro Nucleo
sartoria: Ivonne Mancinelli
realizzazione sedie: Elia Veneziani
ringraziamenti: studio di registrazione Animal House
Federico AnimalHouse Viola

Due donne convivono in un luogo chiuso e nel loro essere presenti a sé stesse e per l’altra, si scambiano eventi passati e presenti dell’anima.
Il linguaggio si muove in un territorio intimo, sguardo introspettivo che cerca di specchiarsi al suo interno per trovare delle risposte e generare nuove domande.
I personaggi nascono da Le Serve di J.Genet, per espandersi nell’esplorazione dell’universo femminile .
La parola lascia spazio alla poetica del gesto e al canto. La parola è poesia, liberamente tratta da Gabriela Mistral e Wisława Szymborska.

Dammi la mano e danzeremo
dammi la mano e mi amerai
come un solo fior saremo
come un solo fiore e niente più.

Lo stesso verso canteremo
con lo stesso passo ballerai.
Come una spiga onduleremo
come una spiga e niente più.

Ti chiami Rosa ed io Speranza
però il tuo nome dimenticherai
perché saremo una danza
sulla collina e niente più.

(Gabriela Mistral)


NOTE SULLA NUOVA VERSIONE DEL LAVORO

Dame la mano è il proseguimento di una ricerca che Cora Herrendorf, co-fondatrice del Teatro Nucleo (1974), porta avanti da diversi anni sul Teatro come metodo di ricerca storica nell’Universo Femminile. (Nel 2007 crea Donne Comunitarie, gruppo teatrale formato da donne di diverse generazioni e ne dirige gli spettacoli “Signora Memoria-viaggio nella memoria femminile”, “La Balera di Filomela” spettacolo sulla violenza contro le donne e “Asylum-il manicomio delle attrici”, omaggio all’arte poetica di Alda Merini e ricerca sull’esperienza dell’internamento manicomiale.)

Lo spettacolo tira un lungo filo che ha origine negli anni ’80 quando la Herrendorf lavorò ad un primo montaggio ispirato a Le Serve, intitolato “A Media Luz” e interpretato dagli attori Paolo Nani e Antonio Tassinari.

Riprendendo lo stesso testo a quasi quarant’anni di distanza, e in un clima sociale e politico che tende a legittimare offese e violenze di impronta maschile, la scelta ricade su due attrici e diventa – anche – una ricerca sul femminile. Qui la messa in scena e il meccanismo complesso e misterioso del “teatro nel teatro” si fondono col rituale, in una scrittura scenica che prende vita da improvvisazioni, partiture coreografiche e da una ricerca che vede regista e attrici impegnate a scavare in un territorio altrettanto misterioso: quello dell’anima femminile, dell’essere donna più intimo, profondo, nascosto, talvolta inconfessabile.

Ne Le Serve di Jean Genet, opera incentrata sulla relazione tra due sorelle a servizio di una ricca signora e sul rapporto complesso e ambiguo di queste con “Madame”, ogni giorno viene inscenato “il teatrino”, una pantomima attraverso cui a turno le sorelle scambiano i ruoli di serva/padrona, indossando gli abiti di Madame quando lei non c’è, un meccanismo meta teatrale che Genet creò come metafora degli “esseri prigionieri nel buio”.

La nostra Madame è tanto invisibile quanto presente.

Ogni gesto è rivolto a lei, non compare ma potrebbe essere ovunque. La sua presenza è liquida come il potere, come Dio. Si insinua tra loro facendo scaturire ed esplodere il conflitto in maniera grottesca.

D’altronde, nelle indicazioni alla messa in scena ( “Come recitare Le Serve” ), Genet conclude con un appunto, cioè un invito : “Bisogna a un tempo crederci e rifiutarsi di crederci, ma poiché ci si possa credere occorre che le attrici recitino non secondo un modulo realistico”.

Dal non-realismo Cora Herrendorf è approdata al grottesco.

La scelta del grottesco ha accompagnato le attrici nella ricerca della gestualità, l’amplificazione del difetto, la smorfia.

Nell’evoluzione dello spettacolo la dimensione grottesca si contrappone a quella intima, in cui emerge la ricerca legata al femminile.

La trasformazione che avviene in scena è un un rituale, appunto, in cui le attrici abbandonano il ruolo e incontrano sé stesse.

La soggettività diventa metafora poetica, con l’aiuto della poetessa Wislawa Symborzska con le sue sfumature e sguardi interni che permettano a chi legge di riconoscersi.


TEATRO NUCLEO

Teatro Nucleo è un ente di produzione, formazione, ricerca teatrale, riconosciuto dal FUS – Fondo Unico per lo Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Emilia Romagna, con sede a Ferrara.

Fondato nel 1974 a Buenos Aires da Cora Herrendorf e Horacio Czertok con il primo nome di Comuna Nucleo e stabilitosi definitivamente a Ferrara nel 1978, è oggi una realtà composita dove diverse progettualità artistiche operano sul territorio cittadino, nazionale e internazionale, una cooperativa teatrale dove i fondatori e le nuove generazioni di attori e registi operano in sinergia con altre realtà associative e istituzionali.

Teatro Nucleo vede il teatro come strumento di evoluzione sia per lo spettatore che per l’attore. Focalizza la sua attenzione sulla relazione che si crea tra questi curandone gli aspetti più intimi. E’ questa un’ottica trasversale che permea il suo agire: nelle produzioni, nella formazione, nella direzione artistica. Non vede un pubblico preferenziale, identifica nell’essere umano di qualsiasi genere, etnia, età, classe sociale un possibile interlocutore. Da un imperativo di giustizia elementare e dall’idea che proprio in costoro è possibile trovare nuova linfa e nuovo senso all’arte, è spinto a rivolgere grande attenzione a tutti gli esclusi dalla fruizione e dalla produzione artistica. Su questa rotta orienta la sua costante ricerca di un linguaggio quanto più universale orientato dal motto: ora e qui!