Chiesa di Santa Marta

Chiesa di Santa Marta

Uno scrigno di segreti. La piccola chiesa di Santa Marta si trova nel cuore del centro storico di Napoli, sul Decumano Inferiore, tra via Benedetto Croce e via San Sebastiano. L’edificio, voluto dalla Regina Margherita di Durazzo, fu fondato nel 1400 e diventò sede della Confraternita dei Disciplinati. Nel XVII secolo (1647), però, durante la rivoluzione di Masaniello, venne occupata dagli spagnoli per stanare i rivoltosi che si erano rifugiati al suo interno, in quell’occasione fu derubata dei suoi tesori e distrutta. Venne ricostruita nel 1650 e decorata da vari pittori tra cui Andrea Vaccaro.

L’ingresso, su Via San Sebastiano, mostra l’impianto originario angioino: il portale presenta un arco ribassato “catalano” in piperno e marmo e, sempre al periodo angioino, risalgono anche le finestre gotiche (murate) sul lato che si affaccia di fronte al campanile della Basilica di Santa Chiara.

L’interno presenta una navata unica con altari marmorei risalenti al XVIII secolo. Su quello maggiore si conserva un dipinto che raffigura Santa Marta di Andrea e Nicola Vaccaro (1670).

La restante decorazione e gli arredi (stucchi, ornati, pavimenti maiolicati ed arredi lignei) risalgono, invece, alla seconda metà del 1800. Sono custoditi, inoltre, alcuni dipinti d’epoca barocca: un San Luca (ignoto,1651) nella seconda cappella a sinistra ed il Calvario sul secondo altare a sinistra, attribuito ad Andrea d’Aste.

La cripta della chiesa di Santa Marta, custodisce i resti dei ribelli dell’esercito di Masaniello: nel 1647 dopo la morte del loro capo Tommaso Aniello d’Amalfi si asserragliarono nell’edificio sacro, ma vennero comunque trucidati dalle truppe spagnole.