Le disgrazie di Flavio: le mille vite di uno spettacolo di Commedia dell’Arte

Le disgrazie di Flavio è uno scenario che fa parte della raccolta di Flaminio Scala Teatro delle favole rappresentative, pubblicata nel lontano 1611. Flaminio Scala fa parte della prima mitica generazione di comici dell’arte italiana, quelli che a partire dal 1545 costruirono il sistema professionistico italiano. Nella prefazione dedicata ai lettori Flaminio Scala scrive che i soggetti qui raccolti sono tutti di opere già da lui rappresentati sulle scene, il repertorio della sua compagnia e che la ragione primaria che lo ha spinto alla scrittura è per mettere ordine in un mondo di compagnie che usavano scambiare o copiare le trame e di improvvisare all’infinito sugli stessi scenari. L’operazione che compie Scala non è completamente nuova in questa fase della storia della Commedia dell’Arte: la stessa ansia di scrivere affinché l’arte praticata sulle scene non vada persa né edulcorata nella trasmissione da attore in attore investe anche gli Andreini, Francesco e Isabella e poi, molto più compiutamente, il loro figlio Giovan Battista.

La trama de Le disgrazie di Flavio contiene tutti gli elementi ricorrenti della Commedia: il triangolo amoroso tra i nobili, insidiati da vecchi gelosi e capitani che si intreccia con la trama delle burle ordite dai servi ai danni dei loro padroni e la tradizionale alternanza tra temi tragici e comici.

Il rapporto di Associazione Aisthesis con questo scenario è antico. Una prima messinscena scaturita da una residenza con giovani attori provenienti dal DAMS di Bologna (Italia) e un attore di Cadice (Spagna) ha debuttato come spettacolo di strada all’interno della prima edizione di Hara Fest in Irpinia nel 2008; dopo il debutto è andato in scena sempre nel 2008 al Festival dei Forum dei Giovani a Benevento e a “La festa de lu focu” a Zollino in Puglia. Lo spettacolo torna in scena nel 2009 in una seconda versione da palco con lo stesso gruppo di attori, all’interno della Casina del Principe di Avellino. Aisthesis riprende Le disgrazie ancora nel 2012 con una nuova drammaturgia di Tiziana Sellato e con un progetto internazionale della durata di cinque mesi, nel quale sono stati formati giovani attori provenienti da Italia, Spagna, Francia e Serbia, e che ha portato al debutto dello spettacolo nel Festival di Oujda in Marocco e poi al Fitag di Girona, in Spagna. Nel 2018, in seguito a una nuova sessione del LICOS (Laboratorio Internazionale di Composizione Scenica) diretto da Luca Gatta, il lavoro si è concentrato ancora una volta su Le disgrazie di Flavio, la cui drammaturgia è stata nuovamente rivista da Tiziana Sellato, con l’aggiunta di nuovi testi di repertorio e lazzi per il debutto napoletano. La sessione di laboratorio, durata quattro mesi, ha visto, oltre alla direzione e alla conduzione di Luca Gatta, la partecipazione come formatori di Carmencita Palermo, ricercatrice e performer, che ha condotto un workshop sul Topeng balinese e Ana Auxiliadora Estrela, danzatrice, che ha condotto un workshop sulla danza degli Orixas.

Alla vigilia del debutto raccogliamo le testimonianze dei giovani allievi attori sul lavoro svolto:

Le disgrazie di Flavio: il giovane Flavio

Giuseppe Fedele (Flavio): A maggio quando ho letto l’annuncio su internet dell’open call indetta da coop. En Kai Pan, ho subito inviato il curriculum perché mi interessava studiare Commedia dell’Arte. Poi, quando mi sono trovato all’open call ho capito che mi trovavo in un’esperienza di ricerca teatrale che ha come fulcro la Commedia dell’Arte, ma che investe anche tante altre tradizioni di teatro e danza. Lo stesso lavoro quotidiano che si svolge con Luca Gatta ti pone davanti ai tuoi limiti. Inizialmente, senza nasconderlo, mi sono anche sentito avvilito, ma poi lavorandoci alcune cose iniziano ad essere più chiare e senti che spingi più in là l’asticella di quei limiti, anche se di poco. Insomma: è un togliere delle certezze che hai per far nascere dei dubbi su cui lavorare. Ovviamente capisci che ciò richiede del tempo per sentire te stesso che è praticamente in contrasto con la velocità del mondo esterno alla sala prove; è come se vivessi una sospensione temporale per dedicarla al te che serve sulla scena. Che poi ironia della sorte è quello che succede anche al mio personaggio Flavio: infatti per colpa di un dubbio non suo ma di suo padre Pantalone si ritrova cacciato di casa, e quindi deve fare i conti con quella che lui chiama Fortuna ma che noi oggi chiameremmo tempo. Appunto inizialmente si sente avvilito ma poi capendo che deve affrontarlo le cose andranno… dovete vedere lo spettacolo!

Le disgrazie di Flavio: BalanzoneLuca Lombardi (Balanzone): La mia sensazione è che questo percorso sia, probabilmente, la prima cosa che faccio per me stesso. Non so quanto sia volontario, non pensavo potesse esserlo.
La mia era solo una voglia remota di avvicinarmi alla maschera e questa mi sembrava solo una bella opportunità per potermi finalmente avvicinare al mondo della Commedia dell’Arte, poi ho scoperto che il lavoro può portarmi oltre. Ci credo davvero. E Luca Gatta si è guadagnato un posto nella lista dei miei maestri, quelli veri però. Quelli d’arte e umanità.

Le disgrazie di Flavio: Flaminia

Giusy Andolfi (Flaminia): Mercoledì 17 e giovedì 18 ottobre io e altri sei attori e fantastici compagni di viaggio andremo in scena con Le disgrazie di Flavio, uno spettacolo tratto da un antico scenario di Flaminio Scala, che troverete all’interno del festival internazionale di Commedia dell’arte “I viaggi di Capitan Matamoros”. Lo spettacolo prende vita da un intenso e faticoso percorso laboratoriale, il progetto Licos (Laboratorio Internazionale di Composizione Scenica) tenuto dal maestro e regista Luca Gatta, grazie al quale ho avuto l’estremo piacere di partecipare da qualche mese. Questo percorso formativo non dà solo le basi per un semplice laboratorio di Commedia dell’Arte, con i suoi movimenti innaturali e grotteschi, le sue partiture e i suoi riconosciuti lazzi, ma racchiude l’enorme lavoro al quale Luca nel corso degli anni è approdato attraverso un percorso antropologico di diverse culture per arrivare alla formazione di una “Commedia dell’Arte Popolare”, di tutti e per tutti. Grazie a questa esperienza ho avuto l’opportunità di conoscere non solo quest’arte performativa, immedesimandomi attraverso l’ausilio delle maschere in veri e propri “archetipi umani”, ma soprattutto le diverse culture come il Topeng balinese, le nostre antiche danze popolari, quelle africane e la danza degli Orixas brasiliana, attraverso le quali è stato possibile approdare a questo tipo di Commedia.
Che sia una Commedia per tutti è appunto evidente in questo spettacolo. Le disgrazie di Flavio è un classico intreccio amoroso di beffe, contrasti, tirate, lazzi e talvolta bastonate che vede come protagonisti: Arlecchino servo bugiardo e combina guai della vedova Isabella innamorata del bel Flavio, figlio del vecchio e ricco Pantalone, e contesa a sua volta tra il giovane e il temibile Capitan Matamoros fratello maggiore del personaggio che ho il piacere di interpretare, Flaminia: scatenata, insistente e sfacciata giovane, ardente d’amore per Flavio, il quale sarà vivacemente ambito dalle due donne.
Non resta che ringraziare coop. En Kai Pan e l’Associazione Aisthesis e soprattutto Luca per la fiducia, gli insegnamenti… e il supporto, per avermi dato questa bellissima opportunità, ed immancabilmente darvi appuntamento il 17 e il 18 alle ore 20.30 presso la Chiesa di Santa Marta.

Le disgrazie di Flavio: IsabellaRossella Luongo (Isabella): Manca ormai pochissimo al debutto dello spettacolo “Le disgrazie di Flavio”, al quale io ed altri sei attori avremo il piacere di partecipare. Lo spettacolo nasce da una residenza di quattro mesi e segna la conclusione di un fantastico ed intenso percorso che, a mio avviso, non è possibile ridurre nell’unica accezione di laboratorio formativo. Il progetto LICOS va ben più a fondo, e in realtà non si conclude mai, è sempre aperto alla crescita, al cambiamento e alla negazione di ciò che già sappiamo; la sua matrice è multidisciplinare, multidimensionale, antropologica, transculturale, psichica, relazionale e pedagogica, oltre che performativa.
Esito di anni di studio e di ricerca continua, la Commedia dell’Arte che il maestro Luca Gatta ci ha permesso di costruire, si fa Commedia Umana e popolare, va oltre la forma e lavora su strutture profonde per rendere movimenti complessi, innaturali e grotteschi, verità da comunicare, insegnamento da impartire e ilarità da suscitare.
Pieno di Umanità è appunto “Le disgrazie di Flavio”, tratto da un antico scenario di Flaminio Scala: intrecci d’amore e di beffe, contrasti, tirate e lazzi caratterizzano questo spettacolo, che vede protagonisti Flavio e suo padre Pantalone De’ Bisognosi, Arlecchino, Isabella, Flaminia e suo fratello Capitan Matamoros, tutti rappresentanti veri e propri archetipi umani più che personaggi funzionali alla sola azione scenica. Io, che di Commedia dell’Arte all’inizio di questo percorso sapevo veramente poco, mi sono ritrovata a scavare dentro di me, e pian piano con il lavoro sui vari archetipi, e con l’aiuto delle varie maschere, a capire dove poteva essere direzionato il mio lavoro, fino poi a ritrovarmi tra le mani il personaggio di Isabella, giovane vedova, appassionata di poesia, ed innamorata di Flavio che il suo amore ricambia. Anche Capitan Matamoros tornato in città la corteggia. A complicare la situazione ci pensa Arlecchino che con un inganno arriva a farle progettare il suicidio. Come farà a salvarla e chi conquisterà il cuore di questa giovane donna?
Per saperlo, non vi resta che guardare lo spettacolo, e scoprire insieme a noi come andrà a finire.
Il 17 e 18 Ottobre, ore 20,30, Chiesa di Santa Marta.
Vi aspettiamo.

Le disgrazie di Flavio: ArlecchinoAlessandra Martino (Arlecchino): Penso che definire solo lavoro quello fatto insieme a Luca Gatta e gli altri cinque attori dello spettacolo “Le disgrazie di Flavio” sia impreciso e riduttivo. Da attrice non ho potuto che apprezzare la metodologia del lavoro e la passione nel trasmettercelo. Il lavoro insieme è stata una vera e propria esperienza, in cui mettersi in gioco, superare limiti che sembravano invalicabili, in cui donare le proprie conoscenze e aprire la mente ad una nuova visione delle proprie capacità e possibilità sceniche. A livello professionale posso dire di non aver incontrato nessuno capace di farti crescere tanto, mettendo nel lavoro anche tanta attenzione alla pedagogia, un’attenzione alla crescita dell’attore come individuo. Ora che l’ho provato posso affermare che questa esperienza di lavoro mi ha lasciato molto più che una locandina appesa in camera, ma l’inizio di un vero percorso di crescita professionale. Quale modo migliore per iniziare per un attore? Se non dalle radici di ogni personaggio, dalle maschere della commedia dell’arte! Parola di Arlecchino!

Le disgrazie di Flavio: PantaloneAntonio Buono (Pantalone): Alla ricerca del mio archetipo, mi sono ritrovato vecchio e con la gobba, padre pedante ed egoista. Pantalone de’ Bisognosi, mi chiamano e ribrezzo suscito nelle giovani pulzelle. Ma come? Io che fino all’altro giorno ero così giovane e aitante, apprezzato per bellezza e leggerezza! Proprio non ci sto ad accettare un simile esito a tale ricerca di antropologico teatro! Ma poi a quali costi? Estenuanti training pescati in remoti angoli del teatro di ricerca della vecchia Europa e, come se non bastasse, tradizioni rituali di paesi tropicali e sincretiche messinscene. E, come se non bastasse, danze e balli da ogni dove: Africa, Italia, Francia, Polonia. E a quale scopo? Le membra deformate, la voce irriconoscibile e, dopo tanti sforzi, il corpo poetico, finalmente, accenna a venire fuori. Quante cose può imparare un solo uomo in una sola vita? Quanto a fondo può andare la sua ricerca interiore senza fargli perdere il contatto con la realtà? Come farò ad essere brutto e bello, vero e falso allo stesso tempo? La testa mi scoppia… inizio a delirare… Devo prendermi una vacanza da tutto questo altrimenti non riuscirò a sopravvivere. L’unico problema è che di questa ricerca non posso davvero più farne a meno.

Infine la parola a Luca Gatta, regista, interprete e direttore del LICOS

Le disgrazie di Flavio: PulcinellaLuca Gatta (Capitan Matamoros/Pulcinella): Riallestire oggi “Le disgrazie di Flavio”, dopo dieci anni dalla prima compagnia di Commedia dell’Arte che formai e dopo sei da una meravigliosa residenza internazionale che portò me e i mie compagni in Spagna, Marocco, Russia e Italia, è stato un meraviglioso viaggio nel tempo e nella memoria. Rileggere e ristudiare l’antico canovaccio di Flaminio Scala rielaborato da Tiziana Sellato attraverso gli antichi repertori raccolti mi ha fatto ripercorre tutte le tappe della mia formazione attoriale, dalle prime sperimentazioni sui repertori di Commedia dell’Arte, attraverso i quali ogni attore della compagnia creava la sua parte, allo studio iconografico su le acqueforti di Callot che consentì la scoperta dei sette archetipi, fino ad arrivare al viaggio antropologico che ha visto la Commedia dell’Arte studiata nel LICOS come momento pedagogico oltre che come forma espressiva. Oggi per me “Le disgrazie di Flavio” è uno spettacolo/studio attraverso il quale passare alle nuove leve i primi rudimenti della Commedia dell’Arte.

 


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