Conversazione con Ana Estrela

Ana EstrelaAna Auxiliadora Estrela, danzatrice e maestra di danze afrobrasiliane, da venti anni vive e lavora in Italia, in Puglia, dove con la sua associazione “Origens” conduce progetti per la divulgazione della cultura brasiliana sul territorio e per l’integrazione di persone straniere attraverso musica, danza, artigianato e gastronomia. Nell’edizione 2017 de “I viaggi di Capitan Matamoros” accoglierà il pubblico il 13 settembre prima dello spettacolo del collettivo Bottega Buffa Circovacanti e Burattini di Luciano Gottardi “Un Babalao mi ha raccontato che”, parlando del suo lavoro e offrendo un aperitivo preparato da lei, in modo da fornire una piccola esperienza del suo progetto Ethnic Cook. Ana sarà presente anche come co-conduttrice insieme a Luca Gatta della masterclass “La dimensione transculturale della maschera. Un possibile sincretismo tra Commedia dell’Arte e Danza degli Orixà” dell’Associazione Teatrale Aisthesis e sostenuta da Fondazione Campania dei Festival.

D. Qual è stato il tuo percorso di formazione e di insegnamento delle danze afrobrasiliane e come si integrano oggi danza, canto e cibo nel lavoro dell’Associazione Origens, da te fondata nel 2008?
Ana Auxiliadora Estrela: Sono nata a Salvador de Bahia, dove ho iniziato a studiare danza, specializzandomi poi nelle danze afrobrasiliane. Mi sono formata alla Escola de dança do SCEC (servizio sociale per il commercio) e alla Escola de dança della Fundaçao Cultural do Estado di Bahia. Ho avuto la possibilità di studiare e di lavorare con alcuni dei più importanti maestri da Mercedes Batista, che ha creato la danza afrobrasiliana contemporanea, fondendo elementi di danza classica con movimenti e posture della danza degli Orixà, a Clyde Morgan, grande maestro statunitense di danza afrobrasiliana contemporanea. Ho studiato kinesiologia applicata alla danza con Hainner Wianna e Marcia Santiago. Ma fondamentale per me è stato, soprattutto, l’incontro e la lunga collaborazione con Mestre King, primo uomo nero a essere ammesso all’Università della danza di Salvador de Bahia. Di King sono stata dapprima allieva, in un periodo in cui già lavoravo come danzatrice e insegnante, e poi assistente coreografa. Dopo lunghi anni di lavoro a Salvador de Bahia, mi sono trasferita a Rio de Janeiro, dove ho continuato la mia ricerca, lavorando all’Oba Oba Rio Samba, allo Scala e per la Compagnia di danze popolari, con cui ho collaborato per dieci anni.
Giunta in Italia ho utilizzato le mie conoscenze per lavorare nei progetti di socializzazione e recupero dei bambini a rischio, ho lavorato con scuole e centri sociali. Sono stata invitata anche a lavorare con i disabili, creando dei laboratori specifici di coordinamento motorio attraverso la danza. Tali studi hanno avuto applicazione anche in laboratori svolti presso strutture psichiatriche, intervenendo in specifici programmi sulla comunicazione non verbale. Ho continuato anche qui il mio lavoro di coreografa con diversi gruppi di danza e conducendo seminari e masterclass all’interno di Arrastao de Yemanja, l’evento creato dal musicista bahiano Kal Dos Santos, a Milano e poi anche a Bari, Zingaria e Capodanze, due festival rispettivamente estivo e invernale in Puglia. Ho collaborato con il gruppo di danze e canti afrobrasiliani Beira-mar, attivo anche questo al Sud Italia, e ho sviluppato performance per L’Improbabilband (Fela e Va lenta), Reunion Palntz (Roots con Gabin Dabirè e Fuoco) e Akwamba.
Ho fondato l’Associazione Origens nel 2008 per promuovere la cultura brasiliana, in particolare quella della diaspora, attraverso canti, danza, artigianato e gastronomia. Tre anni fa è nato il progetto Ethnic Cook, che tra gli obiettivi principali ha quello di integrare le persone straniere presenti sul territorio attraverso la gastronomia. Il progetto è nato grazie a un bando della regione Puglia sull’immigrazione, alla sua nascita contava già sedici nazioni diverse al suo interno, e siamo arrivati a curare per tre anni il festival di streetfood all’interno di Eataly. Contando tutti gli eventi, abbiamo servito 9500 piatti. In questo momento questo progetto mi assorbe completamente e mi dedico alla danza solo per insegnare all’interno di seminari e masterclass quando mi viene richiesto.

D. Come si svolgerà il tuo lavoro durante la masterclass “La dimensione transculturale della maschera”?
A.A.E. Dipende da chi mi troverò davanti. Ho un programma tecnico ma tutto dipenderà da come reagiranno le persone. Il tema è il connubio tra sacro e profano e indica i due elementi principali sui quali lavorerò. Ci sono degli elementi tecnici, infatti, dai quali è indispensabile partire per lo studio delle danze afrobrasiliane, che sono completamente diverse da quelle europee: il contatto con la terra, innanzitutto, e la ricerca di una postura ideale per permettere al corpo di compiere i movimenti e, infine, lo studio di questi movimenti, la loro provenienza, la conoscenza degli Orixà attraverso la decodifica dei documenti. Fondamentale per il lavoro tecnico sarà anche il rapporto con la musica, con i canti di accompagnamento e con il gioco. Bisogna pensare, però, che tutta la parte della danza degli Orixà è molto basata sulle energie, quindi cambia molto a seconda delle persone che partecipano.

D. Cosa ti aspetti dal confronto tra Danza degli Orixà e Commedia dell’Arte, sia a livello performativo che culturale? In che modo queste due discipline possono incontrarsi?
A.A.E. C’è un linguaggio che è universale ed è quello corporeo. Il corpo parla e racconta e questa comunicazione corporea è molto più forte di quella verbale. Questa sarà la base del nostro incontro. Non è detto che solo chi fa la Commedia dell’Arte approfitterà del lavoro, ma sarò anche io a imparare dal confronto con la Commedia dell’Arte. Come persona penso che qualsiasi cosa nuova che incontro diventi uno stimolo per imparare. Io evito aspettative, di modo che qualsiasi cosa mi verrà dato lo porterò nella mia conoscenza.
A livello più specifico, dobbiamo pensare che stiamo parlando di movimenti che si sono evoluti nel tempo provenendo da un’epoca antica. La Commedia dell’Arte viene dal 1500, e anche la danza degli Orixà si è formata durante i secoli della deportazione degli schiavi africani a Salvador de Bahia. Ma se parliamo di danze afrobrasiliane contemporanee, che sono un territorio molto vasto (pensiamo alla capoeira, che è una forma di combattimento che avviene tramite la danza) in cui elementi della danza degli Orixà sono declinati in molteplici forme di danza, fondamentale è il rapporto con le altre arti. Io stessa ho studiato molto la storia dell’arte contemporanea. Lo spirito di liberazione e di emancipazione che ha animato le arti figurative nel Novecento è stato importantissimo per la liberazione e l’evoluzione dei linguaggi della danza. Pertanto è un errore pensare che le danze afrobrasiliane abbiano dei codici immutabili (come è un errore pensarlo per la Commedia dell’Arte): quando lavoro con le ragazze rifugiate della Nigeria, di etnia iorubà, è difficile per me ritrovare gli elementi di origine della cultura afrobrasiliana e questo mostra quanti cambiamenti ci siano stati.
Dobbiamo immaginare un territorio di lavoro molto ampio. Sicuramente il confronto sarà molto stimolante perché la danza degli Orixà è molto scenica perciò per chi fa teatro o teatro-danza, ma chi fa arte in generale, può essere di grande interesse.


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