Francesca Della Monica: una vita consacrata alla ricerca

franci warhol
Francesca Della Monica

Francesca Della Monica, cantante, performer e pedagoga, sarà presente nella quarta edizione de “I viaggi di Capitan Matamoros” concentrando in una sola giornata un intervento al meeting “La maschera nella contemporaneità”, ospitato quest’anno dal Conservatorio San Pietro a Majella, durante il quale dialogherà con Daniela Tortora, docente di Storia ed Estetica della Musica, di “Architetture e spazi dell’azione vocale”, e con uno spettacolo, “Jabberjoyce” presso la Basilica dello Spirito Santo, che la vedrà in scena insieme all’attore Maurizio Donadoni. Risponde per noi ad alcune domande sul suo lavoro e sul nuovo spettacolo.

D. Fin dagli anni sessanta del Novecento, con la cosiddetta “svolta performativa”, i confini tra le arti sono diventati labili, provocando una crescente ibridazione tra i linguaggi performativi, tuttavia è ancora difficile comunicare al pubblico i risultati di una ricerca in questo senso senza ricorrere a categorie fisse ma anche ormai molto vaghe come concerto-spettacolo musicale, spettacolo di prosa, spettacolo di ricerca. Qual è la tua esperienza in questo senso? Che ruolo ha la voce nella costruzione della performance?
Francesca Della Monica: Per me da tempo, pur provenendo da una formazione di studi musicali classici, ha perso ogni valore la distinzione tra teatro e musica…. essendo il concetto di drammaturgia consustanziale alla scena. Non sopporto l’idea di un concerto come concatenazione insensata di composizione e ancor più il concetto di spettacolo. Per me, qualsiasi linguaggio scenico prende senso nella dimensione del teatro. Pertanto viene meno anche la distinzione tra cantato e recitato, e tra la mia voce e quella di Maurizio Donadoni che è cantore, come io sono attrice.

D. Conduci un progetto che si chiama “La voce nella dimensione gestuale e performativa”, in cui mi sembra che gli aspetti specificamente artistici, legati all’esecuzione, s’intreccino con quelli pedagogici. È così? In che modo performance artistica e pedagogia convivono nel tuo lavoro quotidiano?
F.D.M. Anche in questo ambito le distinzioni vengono meno… nel condividere le esperienze di una vita consacrata alla ricerca non fa molta differenza stare davanti ad un pubblico o davanti a un gruppo di allievi. Sento una grande responsabilità in entrambi i casi e un’idea sacra di donazione e di sincerità.

D. Lo spettacolo che presenterai a Napoli si intitola “Jabberjoyce” ed è una tessitura tra due romanzi: “Finnegans Wake” di Joyce, “Alice dietro lo specchio” di Lewis Carroll. S’intuisce già dal titolo e dai romanzi citati il riferimento al gioco linguistico e a un ambito letterario preciso, all’interno del quale la parola si stacca dal contenuto per avvicinarsi a un mondo immaginativo in cui il suono diventa centrale. Che rapporto ci sarà tra voce, parola, spazio e azione teatrale all’interno dello spettacolo?
F.D.M. Credo che lo spettacolo stesso risponderà a questa domanda…. ma la genesi della drammaturgia di “Jabberjoyce” nasce dall’incontro di due scritture che oltrepassano le colonne di Ercole della storia per entrare in una narrazione mitica, dove le regole della verbalità sono compendiate da quelle dell’extra-verbalità e dove le voci di due funamboli un po’ eretici, quali Maurizio e io siamo, dialogano.

D. Durante il meeting “La maschera nella contemporaneità” riceverai il premio Matamoros alla carriera. Abbiamo istituito questo premio perché siamo convinti che per chi fa teatro di ricerca, oggi più che mai, in un periodo in cui sembra che tutti i riferimenti culturali siano in continua discussione, sia importante riconoscere i propri maestri e tracciare la propria tradizione. Come pedagoga tu collabori sia con grandi produzioni che con giovani compagnie, lavorando sia in Italia che in Brasile. Di che cosa ha bisogno, secondo te, il teatro oggi e cosa cerchi di trasmettere con il tuo insegnamento?
F.D.M. Credo che il teatro abbia bisogno di eresia, di conoscenza …di sacralità …di protezione …di competenza ….di mancanza di semplificazione …di silenzio …di anti-spettacolarità …di amore.


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